
La leggenda di GIULIO PEZZOLA
Introduzione
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Dopo oltre 300 anni dalla sua morte la leggenda del brigante Giulio Pezzola è ancora viva nel paese che l’ha visto nascere, Borgo Velino, nelle sue innumerevoli diverse versioni.
Ogni
anziano del paese ha una sua storia. Glie l’ha raccontata il padre ed al padre
il nonno e così via. Solo che i padri ed i nonni ed i bisnonni, anziché
mettersi d’accordo, ci hanno messo, di proprio, quasi tutto, all’infuori di
quel palazzo che è in piazza, che ha una sala con uno splendido camino e che
tutti indicano, e certamente fu reggia, in pace, di Giacomo Pezzola.
Nei momenti duri, quando c’era da menar le mani e sparare dall’alto
contro chi stava avventurandosi su per le montagne per vederci chiaro in certi
traffici e certe ruberie, a Borgo Velino sono concordi che il Pezzola ed i suoi
fidi si rifugiassero nel “Casino dei Blasetti”. La torretta, ormai
irrimediabilmente e goffamente mozzata, lo splendido soffitto a cassettoni,
irragionevolmente demolito, certe feritoie agli angoli del quadrato edificio
bianco, che dalla collinetta su cui è situato domina la vallata “Santa”
sottostante, offrono appigli di certezza ad una convinzione popolare
semplicemente campata in aria. La torretta e le feritoie sono in effetti
piccionaie! Ed il soffitto, né molto antico, né guerriero era residuo del
fasto borghese di un proprietario terriero, che alternava soggiorni in città a
soggiorni campagnoli.
Anche la leggenda della tomba nel Convento Francescano è una finzione…
Un vigoroso calcio alla storia ed alla realtà, pura fantasia popolare, concorde
nel seppellire il bandito in tale Convento, abbandonato da oltre un secolo e
sempre in restauro. Non molto lontano dal Casino dei Blasetti, il Convento
ospita al suo interno una lapide, troppo piccola per essere una tomba, che però
ricorda un cospicuo lascito ai frati francescani, amici del Pezzola, da parte
della vedova, affinché questi dicessero messe in suffragio di suo marito.
Su
tale lapide si parla di diversi scudi d’oro; tanto è bastato per alimentare
le fantasie popolari e dei ragazzi, sempre pronti ad organizzare spedizioni alla
ricerca di un tesoro nascosto, sempre avendo come punto di riferimento la
vecchia osteria del Sor Antonio, ora distrutta a causa della costruzione di un
sottopasso e che era posta lungo una vecchia mulattiera a Valle Onica.
Il Pezzola era si un brigante, ma era anche una persona di origini umili
e come tale non si azzardava mai a compiere dei sinistri contro la povera gente.
Le tante leggende infatti sono tutte concordi nell’affermare che il brigante
Pezzola nelle sue scorrerie da un confine all’altro e cioè fra Stato
Pontificio e Regno di Napoli, si era specializzato in assalti e rapine di
frontiera a viandanti, diligenze, carovane e soprattutto nel rapinare
monsignori, mercanti e ricconi. Mai belle dame e povera gente. Pezzola era il
difensore dei frati e dei deboli! In breve però, divenne ricco e potente, così,
per forza di cose, anche lui passò dall’altra parte, tant’è che il Re di
Napoli, “Franceschiello” per alcuni, per altri, Ferdinando IV, un Borbone
insomma, lo fece suo colonnello. Per secoli infatti il potere borbonico si resse
sui briganti; la nomina di Capitano infatti non fu un regalo, e non fu neanche
un semplice riconoscimento per i tanti servigi prestati e per i danni arrecati
alla Chiesa, fu soprattutto un gesto che schierò il Pezzola definitivamente
contro lo Stato Pontificio. Egli prese molto sul serio i suoi galloni, si
inorgoglì e divenne intrattabile. Le sue gesta andarono via via perdendo il
lievito di protesta sociale, di rivolta proletaria e contadina per trasformarsi
in repressioni, soprusi e tirannia.
Era un bell’uomo, aveva un grosso debole per le belle donne, dalle
quali era richiamato per quell’alone di eroismo e di mistero che lo circondava
e per la sua contadinesca, sfacciata ma efficace e fascinosa galanteria.
Fu
ucciso a tradimento, ancora giovane, a causa proprio dio una donna. Uno zingaro
di passaggio lo accoltellò alla schiena sulla piazza di Borgo Velino, davanti
la sua abitazione e nel bel mezzo di una festa popolare perché aveva insidiato
la sua giovane sposa.
Tutta
la vita odiò Papi, Cardinali e preti, il loro potere, le loro ricchezze. Venerò
al contrario e come abbiamo già detto i frati, e rispettò, a suo modo Dio e i
Santi. Fu una sorta di anticlericale cristiano; di laicista cattolico “ante
litteram” e come tutti i briganti figlio di povera gente e a servizio della
stessa. L’aiutò in tutti i modi, ne vendicò le offese ricevute; Sparì con
loro ogni sorta di ricchezza, di bottino, e con loro, specie se in compagnia di
belle ragazze festeggiò ogni ritorno dopo le vittoriose e ladresche imprese.
Nella
leggenda, anzi nelle tante leggende, del Pezzola si ribadisce sempre il suo odio
verso i ricchi ed i potenti; è a ben guardare la costante di fondo di tutte le
leggende ma anche di tutti i briganti: Frà Diavolo, Passatore, Mammone,
Parafante, Taccone, Musolino ecc. dei briganti del Sud e di quelli del nord.
Vendicatori dei soprusi dei potenti, contro i quali la povertà, la miseria e
l’ignoranza hanno sempre ritenuto ben più validi e sicuri, piuttosto che una
buona legge, d’altro canto improbabile per quell’epoca, il castigo e la
vendetta consumati sotto i propri occhi, li sulla porta di casa. Giustizia
spicciola, in cui si ha fiducia ed è vicina, mentre le leggi ed i tribunali
sono lontani ed incerti.
Fra
Diavolo ed il Pezzola, a Borgo Velino e nella vallata erano la stessa persona,
come anche, forse,… Michele Pezza, Pezzola,… chissà un diminutivo.
Del
resto se la leggenda è la storia di ciò che si vorrebbe sia stato, anche Frà
Diavolo, brigante di Borgo Velino, in barba alle date ed ai documenti, ci può
stare.
(rivisto da Maurizio
Roscetti)
Giulio
Pezzola, prima capo masnada e poi acerrimo sostenitore del governo spagnolo
nelle frazioni di guerra contro il duca di Guisa, dopo essere stato il favorito
ed il confidente di Filippo IV di Spagna, caduto in disgrazia della reggenza e
rinchiuso in Castelnuovo di Napoli, concepì nella sua tada età di
settantacinque anni il disegno di tornare in mezzo ai banditi: e fra le ombre
della notte, con una fune volle disperatamente provarsi a fuggire dalla fortezza
in cui era stato rinchiuso ma rottasi la fune, cadde e morì. Fu seppellito
nelle arene del ponte della Maddalena. Correva il giorno 17 luglio dell’anno
1673.
Insieme alle famiglia Pompei, ricca di notai e giudici, e la famiglia Berrettini ricca di prelati ed avvocati, la Pezzola è la terza delle primarie famiglie di Borgo Velino, completando con le precedenti una catena della quale essa rappresenta l’anello politico ed economico.
L’ultimo personaggio suo di un certo rilievo e buona condizione sociale
sembra essere stato il medico Francesco Antonio, vivente nel 1760, mentre il
primo incontro con questa famiglia risale al 1602, anno in cui compaiono
Berardino, Don Pomponio figlio di Ottaviano e Pietro, quest’ultimo ancora
definito di Rocca di Fondi, a significare un recentissimo passaggio dei due
precedenti al Borghetto.
Famiglia di armentari, costruisce sulle pecore e sulle imprese di Giulio
la sua fortuna, che però scema a cavallo fra il ‘6 e il ‘700 con le
disavventure giudiziarie di Giacomo e Michele suoi figli.
I Pezzola abbiamo detto, vengono alla ribalta
nel 1602, quando li si vide già legati al De Nardis dell’Aquila,
famiglia con la quale Giulio combina nel 1652 un matrimonio, accasando il figlio
Giacomo con Maria. La politica matrimoniale è uno degli espedienti che la
famiglia usa per cementare alleanze ed acquisire ulteriore prestigio. Giulio,
infatti. Volge il suo interesse anche verso un’ altra città, Rieti, e tenta
di consolidare un’alleanza con una delle più potenti famiglie di questa città,
facendo convolare a nozze una sua figliola di cui però non ne conosciamo il
nome, con Francesco Maria, figlio di Costanza Crispolti e di Scipione Colelli,
nemico del Pezzola. La figlia di Giulio però morì presto e Francesco sposò in
seconde nozze una De Fabris; il matrimonio fra la Pezzola e il Colelli
probabilmente avvenne prima del 1° settembre 1641, giorno in cui morì Scipione
e ciò potrebbe spiegare quanto, da un attenta lettura degli avvenimenti narrati
da Morelli, emerge sul comportamento di Scipione, quasi da doppio-gioco. Pur essendo infatti avversario di Giulio, (è infatti alleato
di Scucchiaferro di Borghetto, nemico giurato del Pezzola), Scipione ha nei
confronti del capo brigante un atteggiamento prudente, teso a sfuggire a
qualsiasi scontro. Pur avendone occasione egli infatti evita in ben due
circostanze un combattimento e rifiuta anche di assediare la casa
dell’avversario; non è azzardato ipotizzare interessi comuni a Scipione e a
Giulio che vanno ben oltre il contratto matrimoniale dei figli.
Al di là dei matrimoni e dei legami parentali sopra riferiti, i Pezzola
godevano di solida considerazione anche perché sapevano ben curare relazioni e
piazzare i propri uomini al posto giusto. Mercurio è testimone a Città Ducale
ad alcune nozze nel 1657 ed in quella località è chiamato a regger bimbi a
battesimo; un Ottaviano si sposa giovanissimo con Diana Mariani il 28 maggio
1665 a Città Ducale e qui si trasferisce e muore, appena trentaduenne il 7
ottobre 1679, 13 anni dopo la figlioletta Agata; la moglie di Giulio, Donna
Leonida (o Leonia e Ledonia) nel 1656 e nel 1658 è la madrina di battesimo di
Gabriele e di Raffaele Falconio, figli del civitese Carlo
(presto Regio Auditore a Chieti e quindi Vescovo di Castellaneta) e di
Maddalena Pagani Orsini (sua nonna è Lidia Carafa dei Conti di Montorio, la
trisavola Maddalena Orsini dei Conti di S. Valentino), mentre lo stesso Giulio
nel 1655 aveva rappresentato il Cardinale Marcello Santacroce al battesimo di
Vito Falconio.
A Borghetto di identica considerazione erano Berardino, che fu massaro
nel 1646 e che faceva parte della banda di Sante Lucidi e di Francesco Futi. Nel
frattempo Antonio aveva modo di accaparrarsi il monopolio della vendita del
tabacco.
Anche
negli affari religiosi si impegnarono i Pezzola, infatti fecero rinnovare
l’altare del Carmine di S. Maria degli Angeli. Don Pirro, già nella banda di
Giulio, divenne parroco di Villa Ponte.
Il
segno più tangibile dell’alta stima dei Pezzola, comunque lo dà lo stesso
Vescovo di Città Ducale, Mons. Giangirolami che, di fresca nomina, recatosi in
S. Visita nel Borghetto l’11 novembre 1682, scelse per pernottare la casa del
Capitano Giacomo Pezzola. Questi era in quel tempo a Napoli e morì esattamente
10 giorni dopo.
Più
gravi conseguenze ebbe, invece, l’operato dell’esattore Michele Pezzola, (da
non confondersi con l’omonimo membro della banda di Giulio) che, trasferitosi
con la famiglia nella vicina Castel S. Angelo, (dove la sua discendenza si è
estinta solo di recente) visse una poco edificante avventura giudiziaria nella
quale fu condannato per frode a risarcire la somma di ben 2000 ducati! Fra
avvocati, debiti, carcerazioni e sequestri, si conclude la parabola di una
famiglia che solo fino a pochi anni prima era riuscita a condizionare più volte
importanti atteggiamenti politici ed a risolvere con mezzi più o meno
spregiudicati aggrovigliate congiunture internazionali.
Dal
libro: “Il brigante Giulio Pezzola del Borghetto e il suo
<<Memoriale>> (1598-1673) di Giorgio Morelli
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del libro diviso per capitoli:
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pezzola/brigante pezzola 2.rtf
pezzola/brigante pezzola 3.rtf
pezzola/brigante pezzola 4.rtf
pezzola/brigante pezzola 5.rtf
pezzola/brigante pezzola 6.rtf
pezzola/brigante pezzola 7.rtf
pezzola/brigante pezzola 8.rtf
pezzola/brigante pezzola 9.rtf
-"La vera storia dei briganti, un omaggio alla memoria di seicento, ottantacinquemila morti massacrati, che non potranno mai raccontarla
http://www.briganti.cjb.net/-Vogliono far sapere a tutto il mondo la loro STORIA NEGATA: 40 mila soldati borbonici liquidati nei lager, 1 milione di civili massacrati come briganti ...
http://www.mil2002.org/htm/cs0023.htm- BRIGANTI: NOMI & COGNOMI. BRIGANTI DELLA BANDA CICCONE.
http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Prima02.htm
- BRIGANTE O PELLEGRINO QUANT'E' DURO LO CAMMINO Antiche istorie deI Giubileo di Bonifacio VIII nel 1300 Musical di Giovanni Testi
- .. LA CALUNNIA E' COME UN VENTICELLO ..... LO SCONTRO COL BRIGANTE SANNA E LA MORTE DEL TENENTE PALMAS. LA LEGGENDA DI GIULIO PEZZOLA. BRIGANTAGGIO EUGUBINO
http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Storia%5CAltre%5CPrima.htm
- ... Infatti il preside aquilano Zagariga, spedì il capo bandito Giulio Pezzola di Borgovelino, perché si impadronisse della Rocca di Petrella, anche per studiare.
http://www.comune.petrellasalto.ri.it/cultura/Storia%20e%20Personaggi%20Storici/6/governodeicolonna